1933 Vicentini

IL BUSO DELLA RANA
Un po’ di storia sulle esplorazioni
Come è sorto il nostro Gruppo-Grotte

Autore: G. Trevisiol – CAI Vicenza, articolo tratto dal Bollettino CAI VI del 1940

Il quadrato e spazioso ingresso di questa stupenda caverna, incavato alla base dei dirupi dell’enorme bastione roccioso che si specchia nella pianura di Malo, aveva nel tempo attratto la curiosità di molti, ed il “Buso della Rana” era sempre, come lo è attualmente, meta di escursioni per le popolazioni che vivevano e vivono nelle vicinanze.

Su questa grotta, come nelle consorelle della zona, è fiorita la leggenda delle Anguane, che, sotto l’aspetto di vaghe donzelle uscivano di notte dai meandri sotterranei del monte, attraendo con arti maliarde i giovani dei paesi vicini che incuriositi si avvicinavano all’ingresso.

Il primo che lasciò qualcosa di scritto su questa grotta è il Macca, che nel Tomo VI della « Istoria del Territorio Vicentino » senza soffermarsi propriamente sulla caverna, parla di alcuni mulini alimentati dalle acque della sorgente della Rana di sotto il Monte Faeo.

Nel 1902 il Prof. Ramiro Fabiani, ora Accademico d’Italia, visitando l’antro, vi trovò nelle acque un crostaceo albino (Caccor pheroma Bericum) già da Lui rinvenuto nel Covolo della Guerra (127-V) nei Colli Berici.

In seguito, il Buso della Rana fu brevemente visitato con intendimenti faunistici, da due studiosi francesi, lo Chappuis e lo Jeannel che lasciarono anche una breve descrizione della grotta.

Fino al 1933 però la esplorazione della caverna non poteva estendersi oltre un punto situato a circa 200 metri dall’ingresso perché un sifone, attivo anche in tempi di magra impediva ogni ulteriore accesso.

Con l’intenso movimento speleologico iniziatesi in Italia nel 1926, anche il Vicentino vide sorgere, ad Arzignano, un Gruppo Grotte che, regolarmente costituito sotto gli auspici della Sottosezione del C.A.I., cominciò l’esplorazione di alcune caverne situate nelle Valli del Chiampo e dell’Agno.

Anche il Buso della Rana attrasse l’attenzione dei nuovi speleologi : ed infatti il Gruppo, dopo una serie di visite alla grotta e coadiuvato dal Podestà di Monte di Malo, iniziò una serie di lavori nel primo tratto della caverna, che abbassarono notevolmente la falda liquida del sistema idrico sotterraneo, riuscendo anche a prosciugare per buona parte il laghetto del sifone.

Fu aperto così quel varco per il quale gli ardimentosi esploratori poterono avventurarsi verso l’ignoto, risalendo il corso d’acqua tra un susseguirsi di vani e gallerie stupendamente decorati da stalattiti e stalagmiti specchianti in vaghi bacini d’acqua, e raggiungendo attraverso cunicoli e strettoie l’ampio cavernone terminale.

Anni '30 Pila dell'Acqua Santa vista da dentro quando ancora c'era il pezzo inferiore (archivio GGT)

Anni ’30 Pila dell’Acqua Santa vista da dentro quando ancora c’era il pezzo inferiore (archivio GGT)

1938 la Pila dell'Acqua Santa quando ancora aveva la parte inferiore (ora crollata). (foto di Aldo Allegranzi, archivio GGT)

1938 la Pila dell’Acqua Santa vista da fuori quando ancora aveva la parte inferiore (ora crollata). (foto di Aldo Allegranzi, archivio GGT)

La nuova di tali scoperte mise sulle spine alcuni componenti l’attuale nostro Gruppo Grotte i quali l’anno seguente eseguirono ben quattro successive spedizioni alla Rana.

Però a causa delle difficoltà incontrate e della assoluta mancanza di un’attrezzatura adeguata che portò, tra l’altro, a qualche incidente che poteva avere gravi conseguenze, non fu possibile oltrepassare il corridoio delle stalattiti. Furono prese però fotografie di alcune zone interessanti delle gallerie attraversate, fotografie che furono esposte in corso P. Umberto a Vicenza.Alla notizia che alcuni sportivi vicentini si erano avventurati nella Rana, spinse gli speleologi Arzignanesi a scrivere su di un giornale locale una breve nota nella quale, pur plaudendo alle iniziative degli sportivi vicentini si notava che la documentazione fotografica riguardava solo una breve, per non dire insignificante, parte dei meandri della Rana e si invitavano i nuovi speleologi ad avventurarsi molto più oltre e raggiungere un punto dove la grotta finiva e nel quale vi era stata posta una targa a ricordo della prima spedizione.

La sfida era evidente e, benché avessero deciso di non tornare più nella grotta, i novelli speleologi Vicentini si precipitarono alcuni giorni dopo a Monte di Malo, ed attrezzati come meglio poterono, iniziarono la quinta spedizione decisi a tutto pur di tornare a casa vittoriosi su ogni difficoltà.

Ramo Principale anni '38-39 (foto di Aldo Allegranzi, archivio GGT)

Ramo Principale anni ’38-39 (foto di Aldo Allegranzi, archivio GGT)

1938 Sala della Cascata (foto di A. Allegranzi, archivio GGT)

1938 Sala della Cascata (foto di A. Allegranzi, archivio GGT)

Malgrado la morbida accentuata del torrente, raggiunsero il laghetto della cascata e quindi si avventurarono nel corridoio delle stalattiti; passaron trepidanti la bassa galleria e l’enorme Camerone della Lavina dove trovarono le tracce lasciate dei primi esploratori, e dopo sette ore di sforzi inauditi riuscirono a raggiungere il vano finale dove trovarono la targa lasciata dagli speleologi Arzignanesi.

Nell’androne terminale e durante la strada di ritorno furono prese nuove prese fotografiche che valsero a documentare le stupende bellezze racchiuse in questa meravigliosa cavità del Vicentino.

Cosi ebbe fine la polemica con gli Speleologi Arzignanesi. Una buona bottiglia di vino dei nostri colli mise in pace gli animi che, in verità, si erano un po’ riscaldati e furono gettate le basi per una proficua collaborazione tra i due Gruppi, alla quale venne a partecipare anche il Gruppo Grotte di Schio costituitesi in precedenza.

anni '30 Sala della Vigna (archivio GGT)

anni ’30 Sala della Vigna (archivio GGT)

Col crescere della maturità del nostro Gruppo Grotte, si fece strada la convinzione che il Buso della Rana costituisse uno dei complessi speleologici più notevoli d’Italia e potesse rappresentare uno dei campi di studio più indicati per la Speleologia.

Come prima base bisognava eseguire il rilievo per conoscere l’andamento della grotta in relazione alla superficie esterna. La complessa opera di rilevamento venne predisposta mediante una serie di lavori che resero facilmente accessibili numerosi passaggi difficili come laghetti, massi incastrati, strettoie ecc., il superamento dei quali portava a fortissime perdite di tempo.

Il rilievo, che è base per lo svolgimento delle ulteriori indagini in questa importantissima caverna, a vanto della nostra Sezione, è oggi compiuto e sarà reso noto nei suoi particolari nel prossimo bollettino. Nel frattempo pubblichiamo in testa alla presente nota una corografia generale della zona del M. Casaron nella quale è riportato in nero lo sviluppo della Grotta.

2/12/1938 Gastone Trevisiol realizza la storica scritta. A sinistra Allegranzi e Fornasiero , a destra non identificato (foto di Aldo Allegranzi, archivio GGT)

2/12/1938 Gastone Trevisiol realizza la storica scritta. A sinistra Allegranzi e Fornasiero , a destra non identificato (foto di Aldo Allegranzi, archivio GGT)

Una corografia del 1935-38 in cui la sezione del rilievo è posta sotto l'altopiano (foto archivio GGT)

Una corografia del 1935-38 in cui la sezione del rilievo è posta sotto l’altopiano (foto archivio GGT)

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