2009 Prima traversata della Pisatela

Geriatric show tour Pisatela

di Claudio Barbato

11 luglio 2009

Alcuni vecchi speleo vicentini organizzano una visita in Pisatela sotto il patrocinio di Ico Lanaro e Cesare Raumer.
Si sa che vista l’età dei presunti partecipanti le difficoltà aumentano: prima il visto della famiglia, poi la ricerca dove la moglie ha nascosto gli attrezzi da progressione, insomma sabato dopo una serie di piccoli imprevisti il Geriatric Show ha inizio.
Cesare con il suo gruppo intanto qualche mese fa trova un secondo ingresso alla Pisatela e quindi anche i più restii e titubanti si convincono che ce la possono fare perchè adesso l’ uscita si trasforma in traversata cioè si entra dal nuovo ingresso e si esce dall’ingresso vecchio.
Alle nove in piazza a monte di Malo sabato 11 luglio 2009 siamo : Ico, Cesare, Alberto, Renato, Enrico, Beppe, Fabio, Armando e Claudio il sottoscritto pronti per un caffè.
Le cose vanno a rilento e si cazzeggia al bar tranquilli chi preoccupato chi in ritardo come al solito Cesare che continua a ripetere “nessun problema” e finalmente passiamo alla fase organizzazione macchine.
Saliamo la rampa del Soglio e siamo all’ingresso vecchio della Pisatela; li lasciamo una macchina con i vestiti di ricambio e andiamo nelle vicinanze del nuovo ingresso.
Dai sacchi/zaini escono attrezzi ed imbraghi ormai dimenticati e passati alla storia tipo Jumar, dressler, discensori vecchi di secoli e imbraghi pluridecennali ma in fondo non siamo anche noi degli esploratori pluridecennali?
Foto di rito davanti al capitello e un occhio al paesaggio che qui è unico e meraviglioso poi ci avviamo sul sentiero e in dieci minuti siamo sul posto. Una piazzola fatta di materiale di risulta dello scavo da l’idea delle dimensioni dell’immane lavoro
fatto dal GS Schio.
Cesare da buon cicerone ci aiuta a capire i tentativi e le nuove tecniche per trovare nuovi ingressi, radio modificate, ARVA e tanti, tanti manzi che ci fanno ora gustare questa nuova via verso la Rana.
Mentre Cesare scende ad armare il P50 aiutiamo Fabio ad infilarsi un imbrago di 30 kg fa e finalmente anche lui è vestito.
Cesare scende alla base e si prepara a trattenere la corda ad eventuali kamikaze che si fanno prendere dall’ebrezza della velocità e scendono senza mai frenare.
Tutto procede bene Beppe assiste tutti al frazionamento e quando arriva il mio turno lo faccio scendere. Per movimentare la sua discesa ops gli faccio cadere a fianco il mio sacco che evidentemente non ho bloccato sul bilancino ma tutto succede senza danni (anche dentro al sacco).
Siamo tutti alla base sani e salvi quindi procediamo e si scende verso il Megan Gale un meandro molto bello ma disagevole per 9 cariatidi della speleologia.
NESSUN PROBLEMA è la frase ricorrente di Cesare che tenta di ammaliarci con le fattezze di Megan Gale ma è tutto fumo negli occhi. Questa sexy modella si fa desiderare più del dovuto lo sa bene Fabio che pur abbracciandola tutta non riesce a conquistarla. Una strettoia un po’ caustica ci mette alla prova ma finalmente lasciamo fuori questo simpatico meandro.
Mi attardo un po’ lungo il ramo che adesso si fa agevole, dietro di me c’è Renato e trovo Enrico che si sta lavando gli occhiali e sistemando la lampada. Due chiacchere e lo invito ad andare avanti quindi si gira e fa un passo inciampa e cade allungando una mano per frenare l’impatto.
Porca troia non ci credo in un lampo parte l’automatismo, lo aiuto a rialzarsi ma si lamenta dal dolore, lo faccio sedere ma lui sviene dallo shock, dico a Renato con decisione vai a chiamare gli altri e tento di rianimare Enrico che è bianco cereo. Gli apro la tuta con decisione e gli do due ceffoni e il colore torna normale rosso vivo e riapre gli occhi. Panico passato e ora cosa facciamo. Chiedo cosa sente e dice dolore, mi fa “ma sono svenuto?” e gli dico “certo, ma è passato”.
Gli propongo di mettere la protezione che ho io sulla mano (ho un dito fratturato) in modo da contenere il polso che anche se fratturato così protetto dovrebbe essere più o meno a posto. Una marmellata Zuegg, una fiala di Enervitene ed Enrico è come nuovo.
Arrivano gli altri e tutti lo incoraggiano a minimizzare l’accaduto mentre Cesare propone una sosta alla Sala Monte Faedo dove Alberto prepara un buon thè. Aulin sotto la lingua di Enrico e ripartiamo.
Ora la gita assume un’altra veste ma tutti siamo consapevoli di portar fuori Enrico senza problemi, in fondo siamo cariatidi ma non impediti.
Nei passaggi tipo sulla cascata lo aiutiamo ma si comporta benissimo deviamo in su verso Tira Bora e vediamo una enorme galleria che scende inclinata verso l’attivo poi passaggi ancora bassi, il Tunnel, la Bocca dello Squalo, la confluenza e avanti.
Non ricordo dove ma ad un certo punto anche Armando scivola e batte le chiappe sulla morbida roccia. CaZZZZZZZZZZZZ………arola calma e gesso che facciamo??? Una sosta e ripartiamo, Enrico con due body-guard, Armando guardato a vista e arriviamo nei pressi dello Stargate.
Decidiamo di prendere la strada umida e più corta che quella asciutta ma più lunga e siamo fuori dallo Stargate dopo cinque minuti (qui ero arrivato anch’io due anni fa).
Risaliamo verso Sala dell’Orda e qui sosta per la vestizione.
Fabio si stende a terra per ripristinare il sistema imbrago attrezzi: “daghe na peà in tee bae te vedarè che el tira in dentro la pansa!”. È rosso bordò metallizato ma ha tutti gli attrezzi a posto e si prepara per risalire.
Ora viene la parte più difficile per Enrico (e quella da lui più temuta) ma tutto si risolve e alle ore 18 siamo tutti fuori.
Nei pozzi facciamo soste come ai vecchi tempi due tre speleo fermi ad aspettare ma lo facciamo volentieri per tenere la corda a chi ci precede e fare quattro chiacchiere, poi con calma siamo fuori alla luce solare.
Hanno cambiato le corde da ottobre e quindi la risalita è più sicura, facciamo la foto di rito e ci cambiamo.
Gli autisti vanno a prendere le macchine e poi ci riuniamo a Monte di Malo.
Qualche speleo di Malo viene a vedere se siamo vivi, ma come non si fidano?????
In nove facciamo quasi 500 anni e siamo riusciti a compiere questa impresa che verrà ricordata come la traversata storica della Pisatela.
Al bar davanti al rilievo della Pisatela, dopo otto ore di grotta si pensa già di buttarsi a letto e di passare la domenica sul materasso ma in fondo siamo contenti di aver realizzato questa impresa .
Quindi ottima gita, ottima guida, ottima la compagnia ed il resto è solo rock and roll.

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