Anni ’80 e ’90

Esplorazioni fino agli anni '90

Esplorazioni fino agli anni ’90

Nell’80 il G.G.S, riesce a percorrere per una trentina di metri l’angustissima perdita idrica della Sala del Trivio, ma la soddisfazione più grande la ricevono dalla risalita dei camini sopra Sala della Targa nel Ramo Trevisiol: il Ramo Giacomelli arriverà fino a +251 mt dall’ingresso ed a soli 40 mt dalla superficie del Faedo.

Dal ’78 all’80 il C.S.P. nel frattempo opera con l’esplorazione e il rilievo nella zona interna Ramo dei Sabbioni che presenta varie diramazioni chiamate Anelli. In particolare viene scoperto un nuovo corso d’acqua (Rio Oruro) che scorre parallelo al Ramo dei Sabbioni, ma in una galleria più depressa, il Ramo del Canyon. Il reticolo connesso al Ramo dei Sabbioni presenta attualmente ancora molte incognite forse in grado di rivelare nuove importanti gallerie.

Nei primi anni ’80 il superamento di un angusto passaggio nella zona Peep (strettoia Paolo) consente al G.S.M. di scoprire un imponente sistema di gallerie che impegnerà parecchio negli anni successivi per portare avanti le esplorazioni ed il rilievo topografico di quello che essendo il ramo più settentrionale della grotta verrà chiamato Ramo Nord.

Rilievo del Ramo Nord con altimetrie nel 1981

Rilievo del Ramo Nord con altimetrie nel 1981

Dopo aver pressoché concluso i lavori al Ramo Nero il G.G. Trevisiol si è indirizzato verso altre zone del Buso della Rana già viste ma non per questo completamente conosciute. Hanno avuto infatti due piacevoli sorprese: nel Camino Silvestro (che si trova nella parte terminale del Ramo Principale) dopo la risalita dei pozzi iniziali e l’allargamento di una strettoia giudicata impraticabile ha portato alla scoperta di numerosi pozzetti tra cui un fusoide perfetto di 70 metri anastomosato dalla metà al fondo con un altro pressoché identico.La seconda sorpresa l’hanno avuta sopra il Ramo delle Cascate con la scoperta ed esplorazione del Ramo Fossile di Sinistra “dimenticato” dai primi esploratori della zona nella anni ’68-’69.

Per tenere il passo delle esplorazioni, i gruppi impegnati nella stesura del rilievo decisero di lasciare ad un secondo momento la realizzazione dei profili altimetrici. Questa scelta consentì la realizzazione di una pianta della grotta che aiutò non poco nel capire quali fossero i rami più promettenti e quali fossero le zone franose da forzare. La lacuna sulle altimetrie fu colmata in parte con il lavoro pubblicato nel 1981 da Gleria e Zampieri “Note introduttive al rilievo altimetrico del Buso della Rana“.
Questo lavoro, con la concomitante esplorazione dei rami verticali, mise in evidenza che lo sviluppo planimetrico della grotta non coincideva con quello spaziale per una differenza stabilita nell’ordine del 4% e fu così che l’estensione arrivò alla soglia dei 20 Km.

Tutta questa frenetica attività esplorativa rese necessario un lavoro di coordinamento fra tutti i gruppi: grazie all’impegno di Enrico Gleria, nel 1983 si procedette all’istituzione di una Commissione di studio permanente con lo scopo di evitare inutili e dannose sovrapposizioni di lavoro ed impedire che i vari contributi finissero poi dispersi. Ogni anno la Commissione si riuniva con i rappresentanti dei vari gruppi per aggiornarsi sullo stato delle esplorazioni ed inviare al Catasto i rilievi dei nuovi rami scoperti, come si evince dal verbale Commissione Rana del 1996.

Negli anni 1987-88 soci del Gruppo Speleologico GEO CAI di Bassano e Gruppo Grotte Giara Modon di Valstagna hanno esplorato e topografato un nuovo ramo, “Ramo dei G”, che si diparte verticalmente dal Camino del Pipistrello, ubicato a circa un centinaio di metri dall’Androne Terminale del Ramo Principale in Rana. Le attività hanno consentito di esplorare un vasto ed esteso ramo ascendente e un’altro discendente (un camino di oltre settanta scoperto in un settore di cavità aspetta ancora di essere risalito), per uno sviluppo spaziale di 235 metri. Dal Camino del Pipistrello è stato scoperto ed effettuato un collegamento praticabile con lo stesso Androne Terminale.

L’attenzione delle esplorazioni, nel frattempo, si sposta sul sovrastante altopiano del Feado-Casaròn con la sistematica ispezione di tutti i “buchi soffianti” alla ricerca dell’agognato “ingresso alto” della Rana che consenta un veloce accesso alle zone più interne (rami Nero e Nord) evitando le faticosissime marce di avvicinamento. Tutto questo lavoro non ha premiato gli sforzi degli speleologi vicentini e l’entusiasmo si è spento forse troppo presto tant’è che nei primi anni ’90 “la ricerca sembra essersi notevolmente ridotta tanto che è divenuta sporadica l’attività dei gruppi, ormai rivolti a mete più esotiche e profonde, e questo nonostante la grotta abbia le sue mille potenzialità con un reticolo basale conosciuto solo per circa il 20% bloccato da frane o sifoni e che respira verso l’alto attraverso un’ottantina di camini solo in piccola parte risaliti”. Con queste parole Gleria relaziona i suoi dieci anni di coordinamento al Buso della Rana e nel 1993 passa il testimone a Federico Lanaro del GSM.

Flaviamo Masetto alla base del primo pozzo scruta la finestra allargata sul secondo salto (archivio GGS)

Flaviano Masetto alla base del primo pozzo scruta la finestra allargata sul secondo salto (archivio GGS)

Cesare Raumer nel cunicolo iniziale del Buso della Pisatela (archivio GGS)

Cesare Raumer nel cunicolo iniziale del Buso della Pisatela (archivio GGS)

i primi lavori fatti per passare al secondo pozzo con tanto di "demolitore" prestatoci dal Gruppo Bolognese (foto di Gino Dalla Costa, archivio GGS)

I primi lavori fatti per passare al secondo pozzo con tanto di “demolitore” prestatoci dal Gruppo Bolognese (foto di Gino Dalla Costa, archivio GGS)

Ma durante questi ultimi quindici anni la testardaggine di alcuni elementi del GGS, Flaviano Masetto e Cesare Raumer in testa, viene ricompensata. Il Buso della Pisatela si concedeva un pozzetto alla volta seguito da strette fessure soffianti che dovevano essere allargate a misura d’uomo scavando in roccia viva per parecchi metri. Finalmente il 20 marzo 1993, attraverso la Galleria Emicranica, giungono nella grandiosa Sala dell’Orda con un entusiasmo alle stelle che purtroppo deve spegnersi di fronte alla impenetrabile frana della sala. Vengono esplorati 700m con un ramo attivo a monte che si perde sotto la frana.

Pisatela sezione 1998

Pisatela sezione 1998

Pisatela pianta 1998

Pisatela pianta 1998

Nello stesso anno viene intrapresa dal GSM la risalita del Camino Papesatàn al Ramo Nord; nonostante il coraggio degli esploratori, frane e ristrettezza dei luoghi fanno prevalere il buonsenso nonostante l’altopiano del Faedo si trovi a pochi metri sopra le loro teste. Un incidente in queste zone estreme della Rana potrebbe avere gravi conseguenze.

 

Nel 1998 vengono completati i lavori di sistemazione del piazzale antistante l’ingresso della grotta grazie all’impegno del Comune di Monte di Malo ed al lavoro di molti speleologi del G.S.M. Finalmente quest’area ha riacquistato la dignità e la bellezza di un tempo.

Dal 1998 in poi è il gruppo di Malo che insiste nelle esplorazioni.
Si scoprono delle nuove prosecuzioni, iniziate nel 1997, nella zona degli “Anelli dei Camini” (spostando alcuni sassi!!) che dopo alcuni meandri portano a risalire un paio di camini da 50 mt (“Damocle 2” e “Madonna delle Rose”) dove chiudono inesorabilmente.
Agli inizi del ’99 si ritorna nella parte finale del “Ramo della Faglia” rivisitando delle risalite effettuate dai “vecchi” del gruppo una decina di anni prima. Al termine del fossile alto del salone della Faglia con una breve disostruzione si riesce a passare e seguire l’aria per 150 mt di comodo meandro fino ad una sala “caotica” dove rimane una risalita da affrontare (Ramo della Befana).

Si insistono le ricerche anche nelle zone finali del Ramo Nero nella speranza di by-passare “Ultima Spiaggia” risalendo diversi camini dai sifoni finali fino a Sala Settembre senza trovare nulla di interessante. Anche la risalita del “canyon” di Sala della Foglia finisce sotto una frana instabile. Sempre in Sala della Foglia, strisciando dietro ad un masso posto all’inizio del salone, viene esplorata una nuova galleria che dopo 50 mt termina su di un nuovo sifone da cui proviene un piccolo attivo.
Nella parte terminale del Ramo Nord, forzando un passaggio in frana, un laminatoio conduce ad una nuova sala (Sala dell’Alleanza) dove una nuova frana blocca per ora l’esplorazione.

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