IL BUSO DELLA RANA E' 25 KM!
di Lanaro Federico - Gruppo Speleologi CAI Malo
Una lenta e costante aggiunta di piccole diramazioni porta lo sviluppo ai 25.033 m attuali.
È ancora la grotta più grande d'Italia ad un solo
ingresso e non ha rivali che ne pregiudichino il titolo, almeno fino a quando
non si riuscirà a collegarla con il sempre più vicino altopiano
del Faedo.
Il Gruppo Speleologi CAI Malo, è nato nel lontano 1968 proprio in seguito
ad una spedizione (allora le chiamavamo così) della squadra di pallacanestro
al Buso della Rana. Da allora il G.S.M. ha rivolto alla grande grotta una attenzione
particolare e abbastanza continua. E non poteva essere altrimenti quando si
ha una tale cavità a pochi chilometri da casa: una grotta che ha al suo
interno una varietà di ambienti tali da soddisfare anche lo speleologo
più esigente. Nel 1968 lo sviluppo era di 5 Km appena, ma bisogna sapere
che lo speleologia era ancora in fasce. Certi rami venivano percorsi finché
vi si poteva camminare, oppure venivano superati tratti anche disagevoli, ma
comunque si "andava" fino a che la grotta terminava: o contro una
frana (il più delle volte); o contro un camino (innalzamento verticale
della galleria); o contro un sifone (lago che riempie tutta la grotta). Non
si tentava di forzare questi ostacoli naturali che venivano accettati come il
termine della grotta, anche perché raggiunti spesso in condizioni fisiche
critiche, dopo moltissime ore di permanenza sottoterra. Basti pensare che la
scoperta del Remo Trevisiol fu fatta molti anni dopo l'esplorazione del Ramo
Principale della grotta, solamente perché l'ingresso dello stesso ramo
era mascherato da un grosso masso che ne impediva totalmente la vista. Gli scopritori
non fecero altro che "saltar via" il grande masso, per imboccare una
grande e comoda galleria.
GLI ALPINISTI SPELEOLOGI
L'epopea d'oro dell'alpinismo vicentino coincise con le velleità arrampicatorie
anche nei nostri bravi speleologi. È così che negli anni 60 viene
risalito il Ramo dei Salti, diramazione attiva (con acqua corrente) del Ramo
Principale, in cui vi sono molti lisci camini di roccia.
La tecnica è quella alpinistica per progressione in artificiale (chiodi
a pressione e staffe). Ne sono artefici gli speleo del CAI Schio e giovani dell'
ASCi di Malo. Le esplorazioni si arresteranno davanti un grande camino verticale
molto difficile.
Il nuovo concetto: LA DISOSTRUZIONE
Questo era il Buso della Rana fino ai 5 Km di sviluppo. Fu nel 1969 che successe
l'esplosione. Il Gruppo Grotte del CAI Vicenza, forte di esperienza ed erede
ideologico del grande pioniere Gastone Trevisiol, perito nel bombardamento aereo
di Vicenza, disostruì, con ore di paziente lavoro, la grande frana terminale
del Ramo Attivo di Destra. Essi, attoniti, sbucarono così in un grande
salone, poi dedicato al veronese Angelo Pasa. Da lì il ramo, percorso
da un impetuoso torrentello, proseguiva verso l'ignoto. Su un portale di roccia
scrissero la fatidica frase: "G.G. Trevisiol - PARTIAMO" e furono
ben presto raggiunti e superati i 13 Km di sviluppo della grotta. Infatti questo
ramo si addentra nel cuore dell'altopiano del Faedo, diramandosi in mille direzioni
con gallerie fossili (asciutte perché abbandonate dall'acqua), attive
(percorse da torrente), saloni, salette, cunicoli, camini e mille forme diverse
di ambienti sotterranei. E' in questo momento che si inserisce l'attività
del GSM. I nostri speleo maturano in fretta, dopo un'accurata esplorazione delle
piccole diramazioni del Ramo Principale rivolgono la loro attenzione al Ramo
dei Salti, che viene esplorato per oltre settecento metri di sviluppo e 220
m di dislivello positivo. Il salone terminale: la sala più alta del Buso
della Rana, viene dedicata al compaesano Paolino Antoniazzi, pioniere dell'esplorazione
del Buso della Rana. Nel frattempo anche gli amici del CAI Schio e del CAI Vicenza
esplorano e risalgono imponenti camini verticali sempre nella zona del Ramo
Principale e Ramo Trevisiol. È una corsa per cercare l'ingresso alto,
la mitica uscita alta della grotta da cui sembrano entrare gli animali che si
incontrano nelle zone più interne: ghiri, pipistrelli, insetti, guidati
dall'aria. Nel contempo si cerca di raggiungere la grotta anche dall'esterno,
esplorando e disostruendo tutti i buchi soffianti del Faedo.
E' noto infatti che l'aria, più tiepida in inverno, che c'è dentro
la grotta, risale i camini perché più leggera ed esce attraverso
le fessure più impensate, nel sovrastante altopiano del Faedo. E' così
che negli anni 80 si assiste ad una gara tra i Gruppi di Malo, di Vicenza e
di Schio, nella esplorazione e disostruzione dei cosiddetti "buchi soffianti".
Vengono catastati (portati a catasto) decine di piccole "spurghe"
più o meno profonde, ma tutte sembrano chiudere su restringimenti o frane,
a trenta/quaranta metri di profondità. Il GSM a questo punto rivolge
la sua attenzione ai nuovi rami scoperti dal GG CAI Vicenza che ne ha steso
un ottimo rilievo topografico, liberando quindi l'esplorazione ad altri gruppi.
Il GSM, forte dell'esperienza di certi scavatori, intraprende una colossale
disostruzione su una frana in Zona Peep, cosiddetta per l'incrocio regolare
delle sue gallerie, tutte a 90°. Lo scavo non porta a nulla , in conpenso
il superamento di una strettoia nelle vicinanze ci permette di raggiungere un
grandissimo ramo, il RAMO NORD, che esploreremo per oltre 3 Km di sviluppo in
direzione Nord, raggiungendo le estreme zone settentrionali della Grande Grotta.
Così il conteggio sale . . .
Nel 1983 nasce la Commissione Rana, un organismo pensato per coordinare le esplorazioni
al "Buso" ed aggiornare inequivocabilmente lo sviluppo totale.
IL RAMO NERO
Abbiamo visto le differenze tra ramo fossile e ramo attivo, possiamo quindi
immaginare la grotta come un bacino fluviale, costituito da piccoli affluenti
che si uniscono in un collettore principale, che esce dall'ingresso. I nuovi
rami scoperti dal GG "Trevisiol" iniziano con una zona di rami asciutti
che funge da spartiacque. Si penetra quindi in un nuovo bacino fluviale il cui
collettore principale è chiamato "Ramo Nero", con portata d'acqua
molto alta, tale che il Comune di Malo vagliò per un certo tempo l'ipotesi
di scavare una galleria artificiale dall'esterno per catturarne l'acqua. Questo
grande ramo è lungo oltre ottocento metri, raggiungendo zone molto interne
nel cuore dell'altopiano del Faedo e terminando con un sifone.
IL CAI SCHIO E LA "PISATELA"
Uno dei buchi soffianti che il Gruppo Grotte CAI Schio non ha mai smesso di
disostruire è quello a suo tempo battezzato con il nome dialettale scledense
del girino : "Pisatela", come a dire rana in embrione, sperando che
ciò fosse di buon augurio per la sospirata giunzione. Nel 1993 da un
cunicolo disostruito in questa cavità, gli speleo di Schio hanno raggiunto
una grande grotta percorsa da un notevole torrente. Questo torrente si dirige
inequivocabilmente verso il sifone del Ramo Nero ma viene interrotto da una
frana di proporzioni ciclopiche, tali da spegnere gli entusiasmi degli amici
di Schio che avevano sperato nella scoperta dell'ingresso alto del Buso della
Rana.
LA "COMMISSIONE RANA" A MALO
Nel 1993, dopo dieci anni di attività, il curatore della commissione
che coordina le esplorazioni della grotta; Enrico Gleria del Club Speleologico
Proteo di Vicenza, ha passato le consegne a Federico Lanaro degli speleologi
del CAI di Malo. Egli ha l'incarico di organizzare le riunioni annuali dei gruppi
interessati al rilievo dalla grotta, l'ultima si è svolta il 15 gennaio
1993 in sede GSM ed in quell'occasione lo sviluppo della grotta è stato
portato a superare i 25 Km. Un bel risultato di tutta la speleologia vicentina!
